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Due o tre cose che so di me.

Mi chiamo Piero Marrazzo e vorrei raccontarvi due o tre cose che so di me. Ho 46 anni e sono nato a Roma, all'Aventino il 29 luglio 1958.
La famiglia è la mia vera grande passione. Ho tre figlie: Giulia che ha 14 anni, Diletta che ne ha 11 e la più piccolina, Chiara, che da poco ha compiuto tre anni. Con loro e con Roberta, la donna della mia vita, passo tutto il mio tempo libero.

Mi piace giocare a pallone. Faccio parte della nazionale dei giornalisti, con la quale sosteniamo molti progetti di solidarietà.

Sono cattolico, cresciuto, come molti ragazzi della mia generazione, frequentando l'oratorio e la parrocchia di Santa Chiara.


Mio padre era un giornalista, Giuseppe Marrazzo detto Giò, uno dei più grandi inviati, autore di inchieste su mafia e camorra, ma anche sui giovani, sulle tossicodipendenze, sulle categorie sociali. Condannato a morte dalla mafia, come ha detto Giovanni Brusca. Sono orgoglioso e fiero di essere il figlio di un uomo così. Purtroppo l'ho perso presto, nel 1985, a 26 anni, e pochi mesi dopo ho perso anche mamma, Luigia Spina, italo-americana, nata a Minturno e portata a New York dai suoi genitori ad appena 9 mesi, così come tanti altri abitanti del Lazio in varie epoche della nostra storia.

Da allora il giornalismo, che fino a quel momento avevo soltanto annusato in casa guardando il lavoro di papà, è diventato la mia vita.
Mi sono laureato in Giurisprudenza, e poco dopo sono entrato in RAI. Quindi ho dovuto lasciare l'attività politica giovanile che avevo portato avanti fino a quel momento, come socialista riformista.

In RAI ci sono stato vent'anni, come conduttore e inviato del Tg2, poi come responsabile della testata regionale della Toscana e poi, chiamato da Giovanni Minoli, ho lavorato alla “Cronaca in diretta”, a “Drugstories” e agli speciali “Format”.
Negli ultimi otto anni ho condotto “Mi manda RaiTre”. Di quella magnifica esperienza non dimenticherò mai i volti delle tante madri che venivano in trasmissione per battersi per i diritti negati dei propri figli.
Sono fiero di essere stato Ambasciatore dell'UNICEF e di far parte della Fondazione Caponnetto, il fondatore del pool antimafia di cui facevano parte Falcone e Borsellino, e della Fondazione Pertini.


Per chiudere vi dico qualcosa sulla mia vita privata: adoro il cinema di Sordi (che non era di certo un fenomeno locale come dice qualcuno), Totò, De Sica e il teatro di De Filippo. Mi piace la buona cucina, soprattutto i paccheri ricotta e ragù che credo di cucinare divinamente, e da quarant'anni trascorro le mie vacanze tra Terracina e il Circeo.

Fin qui il mio passato remoto e recente. Per quanto riguarda il presente, attualmente sono impegnato in una bellissima sfida. Sto girando la mia Regione per costruire insieme ai suoi abitanti un progetto di governo serio, efficace e condiviso.

Progetti per il futuro? Fare a tempo pieno il Presidente della Regione Lazio!


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