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La commozione del mondo davanti all'ultimo viaggio di Giovanni Paolo II Giovanni Paolo II al secolo Karol Wojtyla è morto! In quasi 27 anni di pontificato ha visitato tutti i popoli della terra e ha pregato e teso la mano a tutte le religioni; ed oggi il mondo, con tutte le sue religioni, non lo ha dimenticato. Dai quattro angoli della terra, dall'Estremo oriente alle Americhe, dall'Africa all'Europa, passando per la Terra Santa, milioni di persone muovono verso Roma per l'estremo saluto al vecchio pontefice.
Per quasi ventisette anni ha governato la Chiesa nel mondo. Per oltre ventisei anni ha portato la parola di Cristo ovunque, viaggiando in lungo e in largo per il continente. Ha abbracciato bambini, donne e uomini di ogni razza e religione. Ha scalfito muri che per secoli hanno diviso i cristiani dai fedeli di altri credo, continuando a bussare alla porta della Chiesa russa senza mai lasciarsi scoraggiare dai continui rifiuti. Ha contribuito a distruggere il muro che ha spaccato il mondo in due per gran parte del Novecento. Ha proclamato il Vangelo fino all'ultimo respiro. Papa Wojtyla si è spento. Con il fisico segnato dalla malattia, combattuta fino allo stremo delle forze con le energie di una mente lucida e una volontà di ferro, è rimasto sul soglio pontificio fino alla fine. Durante i festeggiamenti per il Giubileo del suo pontificato, aveva chiesto ai cardinali riuniti in simposio nell'aula Paolo VI di pregare per la sua missione che avrebbe compiuto "fino a quando il Signore vorrà", invitando tutti gli uomini di Chiesa, sé compreso, a proclamare il Vangelo "fino all'ultimo respiro". Quasi a fugare le aspettative di quanti oramai da tempo sostenevano l'opportunità delle sue dimissioni. E alla Madonna, alla quale è sempre stato profondamente devoto, giorni dopo, durante l'Angelus era tornato ad affidare la sua vita e il suo ministero, ripetendole con filiale abbandono "totus tuus". Il mondo conserverà per sempre la sua ultima immagine pubblica: forza e disperazione. La forza con la quale ha imposto al suo fisico di sorreggerlo, quando disobbedendo ai medici, ha voluto affacciarsi dalla sua finestra per salutare i giovani che lo acclamavano mercoledì in piazza San Pietro. La disperazione per non riuscire più a controllarlo quel corpo, orami muto, racchiusa in quella smorfia di dolore che ha fatto il giro del mondo. Quello di Carol Wojtyla è stato il terzo pontificato più lungo della storia, terzo dopo quello di San Pietro, il prescelto tra gli apostoli, che secondo quanto riporta la tradizione, rimase in carica, come successore di Cristo, per 34-37 anni, di Pio IX, con 31 anni, 7 mesi, 21 giorni, dal 1846 al 1878. Ventisette anni intensi, che hanno segnato una generazione per la quale, credenti o no, Giovanni Paolo II è stato un punto di riferimento costante. Lo è stato con il suo no alla guerra, proclamato con forza, anche quando le sue forze erano oramai allo stremo, alla vigilia dell'attacco anglo-americano all'Iraq. Durante l'Angelus del 9 marzo, con un sorprendente vigore, abbandonando il testo scritto, aveva gridato "mai più guerra, mai più guerra", rammentando la sua esperienza nella seconda guerra mondiale. Lo è stato con la strenua difesa dei diritti umani e del valore della solidarietà, della dignità del lavoro, della vita, del rigore religioso. Ma anche con l'appello all'unità dei cattolici e l'apertura nei confronti della altre confessioni religiose senza ''nessuna forzatura e nessuna volontà di conversione''. Lo sforzo ecumenico, ha portato Giovanni Paolo II a entrare a Roma in una chiesa luterana per primo dopo la riforma. A essere il primo papa nella storia della Chiesa a parlare a un'assemblea islamica a Casablanca nel 1986, e sempre nello stesso anno a Roma a varcare la soglia di una sinagoga, e nel 2002 a Damasco a entrare in una moschea. Così come esempio di ecumenismo sono i due incontri interconfessionali di Assisi, il primo nel 1986 e il secondo nel 2002, entrambi all'insegna della preghiera a favore della pace Il "mea culpa" per le colpe dei figli della Chiesa pronunciato in San Pietro il 12 marzo del 2000 ha rappresentato l'apice di un lungo e difficile processo di riavvicinamento ai "fratelli" delle altre confessioni. Pochi giorni dopo ha affidato a un bigliettino inserito in un fessura del Muro del Pianto a Gerusalemme il "mea culpa" per tutte le offese recate dai cristiani agli ebrei. Lo ha ripetuto per il sacco di Costantinopoli del 1204, l'anno dopo davanti ai "fratelli ortodossi" durante il viaggio in Terra Santa e sulle orme di San Paolo in Grecia, a pochi giorni dalla richiesta di perdono a Dio "per tutte le volte che i musulmani e i cristiani si sono offesi reciprocamente" nella moschea degli Omayyadi a Damasco. E ancora nello stesso anno a Pechino per gli errori commessi dai cristiani in Cina. E del perdono ha dato in prima persona grande esempio quando in carcere ha abbracciato Alì Agca, l'uomo che il 13 maggio del 1981, aveva attentato alla sua vita in piazza San Pietro. La sua missione di apostolo lo ha spinto a cercare sempre il contatto con la gente, coltivato durante i 104 viaggi internazionali e 146 in Italia che lo hanno portato a percorrere oltre un milione di chilometri, pari a 29 volte il giro del mondo. A visitare 301 parrocchie romane. A celebrare oltre duemila tra battesimi e cresime, quasi cento matrimoni, centinaia tra unzioni degli infermi e confessioni. A presenziare a 1.095 udienze generali con circa 17 milioni di partecipanti. A far visita ai carcerati. La custodia del suo messaggio è affidata agli oltre 2.400 discorsi pronunciati in diverse lingue, alle 14 encicliche, a 14 esortazioni apostoliche, 11 costituzioni apostoliche, 42 lettere apostoliche, 28 motu proprio, e ai suoi libri. Per i giovani, "le sentinelle del mattino", i bambini "la primavera della vita", il Papa ha sempre avuto una predilezione speciale. Ne sono esempio la Giornata mondiale della gioventù celebrata a Tor Vergata nell'anno del Giubileo, quando Wojtyla si unì ai ragazzi giunti a Roma da ogni parte del mondo nei canti, portando con le braccia il ritmo della musica. Le mille immagini che lo ritraggono con in braccio e intorno bambini di ogni colore ed età. Il suo ruolo apostolico è sempre andato di pari passo con quello politico. Il 14 novembre 2002 ha compiuto la storica visita al Parlamento italiano, primo pontefice dopo circa un secolo e mezzo di storia a varcare la soglia di Montecitorio. Ha parlato di etica e ha chiesto clemenza per i detenuti. Già in passato Giovanni Paolo II aveva visitato i parlamenti nazionali di San Marino il 29 agosto 1982, australiano il 26 novembre 1986, polacco l'11 giugno 1999 e quello europeo di Strasburgo l'11 ottobre 1988. In ogni occasione aveva esposto la sua visione e le sue speranze per il futuro. Ha ricevuto tanti capi di stato e di governo, la visita più discussa resta quella in Vaticano di Fidel Castro nel '96, ricambiata con il suo viaggio a Cuba nel '98, quando aveva chiesto: "Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba". Ed era passato del tempo dal giorno in cui a Danzica nel 1987 aveva gridato 'Solidarnosc' inteso come solidarietà e rispetto dei diritti umani davanti a 3 milioni di fedeli, e da quando in Vaticano nel 1989 aveva ricevuto il premier russo Gorbaciov con la moglie Raissa. Nello stesso anno aveva salutato il crollo del muro di Berlino dicendo: "Il comunismo è fallito, ma non ha vinto il capitalismo". Era il 16 ottobre del 1978 Carol Wojityla quando affacciandosi per la prima volta dalla finestra in piazza San Pietro e pronunciando in un italiano ancora incerto la frase "Se sbaglio mi corrigerete", aveva invitato i fedeli a sostenere lui prete polacco nella sua missione come successore di Pietro. Da allora il mondo è cambiato. E in questo il suo contributo è largamente riconosciuto. Il valore del suo pontificato e il suo tributo alla storia del mondo è materia di "alti" confronti. A noi resta il racconto del Papa che per oltre 26 anni abbiamo ricevuto nelle nostre case, ora accogliendone le parole, ora discutendole, ma che è comunque è stato parte dei nostri tempi e delle nostre vite.
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